Luca Berno . Oltre

Pubblicato il 22 aprile 2026 alle ore 12:29

 

 

 

 

 

 

 

OLTRE: Marzo 2026. Altezza 37 cm. Larghezza 34 cm. Profondità 33 cm. Peso 1,8
Kg.
Corona circolare in lamiera (base). Legno lamellare (Omega). Tubo e tondo in
alluminio (contorno Omega e struttura spiroidale). Tessere di mosaico (contorno
interno Omega). Filo in rame (elementi complementari portale). Moneta da 5 cent. di
euro (emblema esterno). Moneta da 2 euro (emblema interno). Sfera in legno e
chiodo in acciaio (pendolo). Colori e vernici acriliche


OLTRE. Ontologia del limite e dinamiche dell’infinito

L’opera Oltre si configura come un dispositivo simbolico in cui la forma non si limita a rappresentare un concetto, ma lo attiva. Al centro della riflessione si colloca il limite, non più inteso come elemento di separazione o conclusione, ma come soglia dinamica, luogo di trasformazione e apertura.

La scelta dell’Omega come matrice formale introduce immediatamente una tensione semantica. Tradizionalmente associata alla fine, al compimento, essa viene qui svuotata del suo carattere definitivo. Derivata da un cerchio originario — figura archetipica della perfezione e della ciclicità — l’Omega ne conserva la memoria strutturale, ma ne interrompe la continuità, generando una frattura che si fa spazio concettuale.

Questa discontinuità non è da intendersi come perdita, ma come condizione generativa. Il “cuneo di scarto” assume una funzione cruciale: ciò che apparentemente eccede la forma diventa in realtà ciò che la rende aperta. In questo senso, il limite si rivela come costruzione attiva, un dispositivo che non delimita semplicemente, ma produce possibilità.

In ambito fisico, tale prospettiva trova una risonanza significativa nel pensiero di Werner Heisenberg, secondo cui l’atto stesso dell’osservazione modifica il fenomeno osservato. Il limite, dunque, non è un dato oggettivo e immutabile, ma una soglia che emerge dall’interazione tra sistema e osservatore. Oltre sembra incarnare visivamente questa condizione: ciò che appare come forma definita si rivela instabile, aperto a una molteplicità di interpretazioni e possibilità.

Parallelamente, sul piano filosofico, l’opera si avvicina a una concezione del divenire che trova eco nel pensiero di Friedrich Nietzsche, in particolare nell’idea dell’eterno ritorno. Il riferimento al cerchio, e alla sua trasformazione in Omega, suggerisce una ciclicità non lineare, in cui fine e inizio cessano di essere opposti per diventare momenti di un unico processo continuo.

All’interno di questa tensione tra determinazione e apertura, il pendolo assume un ruolo centrale. Sospeso al centro della struttura, esso si presenta come strumento ambiguo: al tempo stesso dispositivo di misura e oggetto di percezione intuitiva. Come filo a piombo, rimanda alla stabilità, all’ordine, alla costruzione; come pendolo radioestesico, introduce una dimensione immateriale, legata all’invisibile. In questa duplicità, il pendolo non misura il tempo, ma lo attraversa, segnando una soglia percettiva in cui il presente si espande verso l’indeterminato.

La struttura che si sviluppa attorno a questo centro rafforza ulteriormente tale dinamica. Le linee spiraliformi evocano modelli di crescita non lineari, tipici sia dei sistemi naturali sia di alcune rappresentazioni cosmologiche. Il movimento suggerito è quello di un’espansione continua, potenzialmente infinita, che supera ogni logica di inizio e fine.

Gli elementi simbolici inseriti — dalle monete ai richiami all’universo — amplificano il campo semantico dell’opera, mettendo in relazione dimensioni economiche, culturali e cosmiche. Il micro e il macro si rispecchiano, dissolvendo gerarchie e suggerendo una visione sistemica della realtà, in cui ogni livello è interconnesso.

In questo contesto, Oltre non si limita a rappresentare un passaggio: lo rende esperibile. L’opera si configura come un varco, un dispositivo che invita lo spettatore a ripensare il concetto stesso di fine. Il limite, lungi dall’essere un punto di arresto, si rivela come una condizione di possibilità.

Attraversarlo non significa concludere, ma generare.

È in questa tensione tra forma e apertura, tra determinazione e indeterminazione, che l’opera trova la sua forza: non nel definire, ma nel rendere attivo il pensiero.

Oltre non indica dove andare.
Indica che ogni direzione è già, potenzialmente, aperta.

 

© 2026 Maria Di Stasio – Testo critico
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