Coscienza - Luca Berno
Testo critico a cura di Maria Di Stasio ©
La sezione “Testi Critici” raccoglie le mie analisi curatoriali dedicate alla ricerca artistica contemporanea.
Ogni testo nasce da un dialogo con l’artista e si sviluppa come approfondimento poetico e teorico della sua pratica.
Scrivere di arte significa entrare in ascolto, restituire senso, costruire visione.
30 giu 2026 10:54
Testo critico a cura di Maria Di Stasio ©
26 giu 2026 09:55
Esiste un momento, nella percezione del mondo contemporaneo, in cui l'ordine si dissolve e ogni certezza sembra frammentarsi in una molteplicità di segni, direzioni e possibilità. È precisamente in questo spazio di tensione che si colloca Chaos, opera di Simona Carbone, un lavoro che non rappresenta il caos come semplice condizione di disordine, ma lo indaga come stato originario dell'esistenza, luogo fertile e generativo da cui ogni forma di orientamento prende avvio.La superficie pittorica si presenta come un territorio attraversato da stratificazioni, cancellazioni, gesti improvvisi e sedimentazioni materiche. Il bianco e il nero, colori primari della dialettica visiva, non si oppongono in maniera assoluta, ma si inseguono e si compenetrano, dando vita a un campo percettivo in continuo movimento. Il bianco diviene spazio di apertura, sospensione e possibilità; il nero si manifesta invece come traccia, memoria, presenza e profondità. In questo incessante dialogo cromatico si genera una cartografia emotiva che sfugge a ogni lettura univoca.
19 giu 2026 10:35
"Sous l'aile du cygne", encres sur toile de coton, 50x50cm, 2026Haïku : "Sous l'aile du cygne,Un corps bascule en silence.-Le mythe tremble."
17 giu 2026 11:27
Nell’universo visionario di Modi’t, la figura non si presenta mai come semplice rappresentazione del reale, ma come territorio dell’interiorità, luogo in cui emozione, memoria e sogno si intrecciano in un linguaggio di forme spezzate e armonicamente ricomposte.In Il canto dell’anima alata, una presenza femminile emerge da una costellazione di piani cromatici e geometrie vibranti. Il volto, frammentato e al tempo stesso profondamente espressivo, non racconta un’identità definita, ma una molteplicità dell’essere: la donna diviene simbolo universale della trasformazione, creatura sospesa tra fragilità terrena e aspirazione al volo.Sopra di lei, un grande uccello bianco domina la composizione come un’entità guida, un messaggero silenzioso che attraversa lo spazio della coscienza. Non è una presenza esterna, ma un doppio spirituale: un pensiero che prende forma, una libertà custodita nel cuore, una voce che attende di essere ascoltata. La sfera luminosa che accompagna il suo volo richiama l’energia ciclica del cosmo, la luna interiore che governa il tempo del cambiamento e della rinascita.Il tratto netto che delimita le forme, insieme alla scomposizione delle superfici, richiama la lezione cubista ma la supera attraverso una dimensione lirica e personale. Modi’t non frammenta per distruggere: divide per rivelare. Ogni triangolo di colore diventa una tessera dell’esperienza umana, un frammento di vita che trova nella composizione una nuova possibilità di equilibrio.Il colore è il vero respiro dell’opera. Il giallo della luce e dell’energia, il blu del pensiero e dell’infinito, il rosa della sensibilità, il verde della rigenerazione e il viola della dimensione spirituale dialogano in una partitura cromatica intensa, quasi musicale. L’opera non si osserva soltanto: si ascolta come una melodia visiva in cui ogni tono possiede un proprio ritmo emotivo.La mano raccolta sul grembo, il volto rivolto in una direzione indefinita, lo sguardo che sembra appartenere a più dimensioni, suggeriscono un momento di raccoglimento e di ascolto profondo. È l’istante in cui l’essere umano incontra la propria parte più autentica, quella capace di oltrepassare i limiti della materia per trasformarsi in luce, pensiero e volo.
5 giu 2026 11:51
Nella fotografia di Armando Caruso non esiste la ricerca dell'immagine eccezionale. Non c'è la costruzione dell'evento, né la volontà di trasformare il quotidiano in spettacolo. Il suo sguardo si muove altrove: in quella zona fragile e spesso invisibile in cui la vita lascia tracce di sé prima ancora di diventare racconto. Le sue fotografie sembrano nascere da un gesto di prossimità, da una frequentazione lenta dei luoghi e delle persone, come se ogni immagine fosse il risultato di un tempo condiviso piuttosto che di un incontro occasionale.Ciò che colpisce è la capacità di osservare il mondo senza forzarlo. Caruso non cerca di imporre una narrazione alle cose, ma lascia che siano le cose stesse a suggerirla. Una strada deserta attraversata da una figura lontana, una vecchia automobile consumata dagli anni, un pianoforte che porta sulla propria superficie i segni di molte vite, due mani che si stringono, un corpo sospeso sopra il mare: elementi apparentemente eterogenei che, nel suo lavoro, diventano frammenti di un unico discorso sulla permanenza e sul passaggio.La fotografia di Caruso è attraversata da una profonda consapevolezza del tempo. Non il tempo cronologico, misurabile, ma quello che si deposita nelle superfici, nei gesti e nelle relazioni. Ogni immagine sembra interrogare ciò che resta. Le architetture consumate, le pareti scrostate, i metalli corrosi, i segni lasciati dall'uso quotidiano non sono semplici dettagli estetici; sono testimonianze. Raccontano una durata, una resistenza, una forma di memoria che continua a vivere nelle cose quando gli eventi che l'hanno generata sono già scomparsi.
30 mag 2026 10:05
MARE LENTO MOTU (2025) si inscrive con naturalezza e rigore poetico all’interno della serie Pareidolia, rappresentando uno dei momenti più compiuti della ricerca di Enrico De Santis sul rapporto tra visione, materia e immaginazione. L’opera nasce da uno scatto aereo realizzato nel giugno 2024 sopra il Deserto del Namib, ma ciò che l’immagine restituisce va ben oltre la documentazione geografica o paesaggistica: il deserto si trasforma in una distesa liquida, in un mare arcaico, immobile eppure attraversato da un moto interno, lento e inesorabile.
29 mag 2026 18:32
C’è un’arte che non cerca di imporsi, ma di restare.
29 mag 2026 16:08
Life In a CalendarArte digitale
11 mag 2026 10:16
Luca Berno - Luberlion
7 mag 2026 10:36
2 mag 2026 12:10
1 mag 2026 10:39
Nel lavoro di Manuela Pini, L’alba si configura come un attraversamento sensibile del paesaggio, in cui la dimensione naturale non è mai mera restituzione mimetica, ma campo percettivo e interiore. L’immagine si apre su una soglia: quella tra notte e giorno, tra invisibile e apparizione. Il sole, ancora incerto tra le montagne, non domina la scena ma la suggerisce, irradiando una luce diffusa che dissolve i contorni e sospende il tempo.La costruzione pittorica è affidata a una materia vibrante, stratificata, che sembra emergere più per addizione emotiva che per definizione formale. Il primo piano, densamente abitato da una fioritura spontanea e irregolare, si impone come luogo di vitalità pulsante: qui il colore si libera, si addensa, si accende in una pluralità di toni caldi e freddi che convivono senza gerarchie. Non vi è un centro compositivo rigido, ma una disseminazione dello sguardo che invita a perdersi nella trama del visibile.La linea dell’orizzonte, segnata da una teoria di alberi scuri e quasi evanescenti, introduce una cesura silenziosa tra il campo fiorito e le masse montuose retrostanti. Tuttavia, tale separazione non è mai definitiva: la luce dell’alba agisce come elemento di connessione, unificando i piani in un’atmosfera rarefatta e contemplativa. In questo senso, la pittura di Pini si avvicina a una dimensione lirica, dove il paesaggio diventa pretesto per indagare stati di quiete, attesa e rivelazione.Ciò che emerge con forza è una tensione tra presenza e dissolvenza: i fiori, pur nella loro vivacità cromatica, sembrano sfiorare una dimensione effimera, quasi fossero memorie più che elementi concreti. La pennellata, libera e talvolta sfuggente, contribuisce a questa percezione di instabilità, rendendo l’opera un luogo di passaggio piuttosto che di permanenza.