Luca Berno - Luberlion
titolo : RA
Altezza: 63 cm Larghezza: 53 cm Profondità: 23 cm
Travertino, alluminio, rame, ferro (lamine), vetro (bulbo), moneta 50 centesimi (emblema) Colore e vernice acrilico
Ra nasce da una domanda essenziale: dove ha origine la vita, e da quale luce prende forma il nostro sguardo sul mondo?
L’artista sceglie di chiamare l’opera con il nome del dio solare non per richiamare un mito lontano, ma per evocare un principio universale, condiviso da ogni cultura: la luce come origine, come energia che genera e trasforma.
La scultura si presenta come una grande forma circolare, aperta, mai completamente chiusa. Il cerchio è una delle immagini più antiche del pensiero umano: rappresenta il tempo che ritorna, il ciclo della vita, l’idea di un ordine che non ha inizio né fine. Qui, tuttavia, il cerchio non è perfetto né statico. È composto da elementi curvati, disposti in modo ritmico, come se la forma fosse ancora in fase di nascita. Questa scelta rivela una visione della vita non come stato compiuto, ma come processo in continuo divenire.
Gli elementi semicircolari che costruiscono la struttura suggeriscono apertura e possibilità. Non delimitano uno spazio, lo invitano. Il loro numero, ricorrente, introduce un senso di crescita progressiva e di attenzione verso l’altro, come se la forma stessa fosse guidata da un impulso etico oltre che formale. L’opera non si chiude su sé stessa, ma si offre allo sguardo, creando una relazione con chi osserva.
Dal basamento emerge una linea portante che attraversa l’opera dal basso verso l’alto. Questo elemento non sale in modo rettilineo, ma si avvolge, si assottiglia, cambia direzione. È un movimento che ricorda quello dell’energia naturale: non forzata, non lineare, ma fluida. La rotazione suggerisce un’espansione continua, simile a quella del sole che irradia la propria luce senza trattenerla.
Questo movimento conduce verso il centro, dove la forma si raccoglie in una spirale. La spirale è uno dei simboli più potenti della storia dell’umanità: la troviamo nei fenomeni naturali, nei corpi celesti, nelle strutture biologiche. È l’immagine dell’evoluzione, del cammino della coscienza, del ritorno che non è mai identico a sé stesso. Qui la spirale non chiude, ma apre verso un nucleo luminoso.
Al centro compare l’occhio. Non come simbolo di controllo, ma come segno di consapevolezza. È lo sguardo che nasce dopo il viaggio, dopo l’attraversamento della materia e del tempo. È la luce che diventa cosciente di sé. In questo punto l’opera sembra fermarsi, ma solo per permettere allo sguardo di incontrare quello dell’osservatore, in una relazione silenziosa.
Attorno all’asse centrale, gli elementi strutturali si dispongono come un corpo vivente, richiamando immagini arcaiche legate al sole, alla protezione e alla forza primordiale. Non si tratta di una citazione letterale, ma di una memoria simbolica che attraversa le civiltà: la consapevolezza che la luce è insieme generatrice e distruttrice, necessaria e potente.
La base in pietra introduce una dimensione ulteriore: il tempo profondo della terra. Su di essa si innalza una forma che parla di energia, movimento e coscienza. È qui che l’opera costruisce un ponte tra il tempo geologico e quello umano, tra ciò che dura e ciò che cambia.
Ra non rappresenta il sole. Ra è il tentativo di dare forma a una luce interiore, quella che ogni essere umano porta con sé. Una luce che non abbaglia, ma orienta. Una presenza silenziosa che invita a guardare, a riconoscere, a prendere coscienza del proprio posto nel ciclo più ampio della vita.
© Maria Di Stasio, 2026
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