ARTISTA : LUCA BERNO
Luberlion
TITOLO OPERA : VENICE
ANNO DI REALIZZAZIONE : 2025
MATERIALI USATI : legno, piatto di alluminio, tondo di alluminio e
rame, fili di rame, perla di vetro verde, monete da 5 cent. di euro per la realizzazione
degli occhi, colore e vernice acrilici
(Base 80cm , Altezza 120cm, Profondità 35cm, Peso Kg 6. )
leoel.dbl@gmail.com
VENICE è un’opera che si manifesta come soglia. Non una semplice scultura, ma un attraversamento: fisico, simbolico e interiore. La figura femminile, realizzata in tecnica mista con legno, alluminio, rame e materiali eterogenei, si offre allo sguardo come un corpo in divenire, sospeso tra presenza e apparizione, tra costruzione e dissolvenza. La sua postura inginocchiata, attraversata verticalmente da una struttura lignea che ne taglia e al tempo stesso ne sostiene il corpo, introduce immediatamente il tema del limite e del trapasso, centrale nella ricerca dell’artista.
Il legno non è soltanto elemento strutturale, ma memoria fondativa: come Venezia, la figura è sorretta da una palificazione invisibile, da ciò che resta nascosto ma rende possibile l’emersione. Il corpo non è pieno, non è chiuso, ma composto da un fitto reticolo metallico che lascia filtrare luce, aria e sguardo. È una pelle mancante, volutamente assente, che rifiuta ogni definizione etnica o identitaria per restituire un’essenza universale: l’essere umano come energia, come campo vibrante di relazioni, pensieri, legami.
Il rame, con la sua natura conduttiva, diventa metafora di connessione: sinapsi, reti sociali, scambi culturali, flussi economici e politici. In VENICE tutto è intreccio, nulla è isolato. Cuore e ghiandola dell’intuizione antropica sono idealmente connessi, suggerendo una visione dell’essere in cui amore, intelletto, passione e illuminazione convivono in un equilibrio fragile ma necessario. Gli occhi, realizzati con monete da cinque centesimi, introducono una riflessione sottile sul valore: ciò che è minimo, quotidiano, quasi insignificante, diventa sguardo, coscienza, visione.
Il colore, usato con misura ma carico di significato, richiama la simbologia della Serenissima: l’oro come luce spirituale, il blu come acqua e profondità, il rosso come sangue e vita. Venezia non è qui rappresentata come città, ma come Anima collettiva: una volontà condivisa, una sontuosità non estetica ma spirituale, sospesa nella foschia, galleggiante tra realtà e immaginario. Non a caso l’opera nasce da una visione confusa e da un ascolto “casuale” che si fa rivelazione: VENICE prende forma come epifania, come riconoscimento improvviso di qualcosa che già esisteva a livello inconscio.
La figura è Donna, non per genere ma per principio. Donna come fondamento, come origine, come spazio di protezione e generazione. Le mani raccolte sul ventre alludono a un futuro in gestazione, a ciò che deve ancora arrivare. Lo sguardo, rivolto verso l’alto, è determinato, risoluto: non supplica, ma afferma. È lo sguardo di chi sa che si solleverà, che emergerà, che attraverserà il limite.
In VENICE, Anima e Materia non si oppongono ma si compenetrano. La materia attrae, seduce, costruisce la forma; l’anima vibra, chiama alla partecipazione, chiede al fruitore di completare l’opera con la propria esperienza interiore. È in questa zona di impercettibile continuità che l’opera agisce: quando la forma smette di essere solo visibile e diventa risonanza. VENICE non si limita a essere osservata, ma invita a essere abitata, attraversata, interiormente integrata.
Questa scultura è, in definitiva, una dichiarazione poetica sul confine: tra visibile e invisibile, tra individuo e collettività, tra finito e infinito. Come la città da cui prende il nome, VENICE è fragile e maestosa, inginocchiata eppure pronta a innalzarsi. Un’opera che non racconta Venezia, ma ne incarna l’anima più profonda: quella sospesa, eterna, in equilibrio sull’acqua del possibile.
Maria Di Stasio
L'ARTISTA SI RACCONTA
1. Da dove nasce l’idea di questa opera?
……c’è stata una confusionale visione accompagnata da un illogico desiderio di Creare una figura femminile in scala reale. Una entità che nella sua plasticità trasmettesse leggerezza, trasparenza e che potesse rappresentare in qualche modo l’anima di un qualcosa ancora poco chiaro. Da subito la visione del trapasso, come se la nuova opera attraversasse un muro e ne fosse, da esso, tagliata in due e, nel contempo, sorretta…. Da una parte l’Idea e dall’altra l’Entità il tutto sostenuto dall’azione creativa. L’intera fantasia volò nella foschia, in un clima tiepido per
ritrovarsi galleggiare sull’acqua. Il tutto appariva come una immensa Anima riconducibile, non ad un singolo essere, ma ad una forte energia generata da una collettiva volontà, da una idea comune di sontuosità… Mi chiesi, cosa poteva essere?
La playlist che stavo ascoltando, “casualmente” riprodusse Odissea Veneziana, brano del 1984 del Rondò Veneziano…. VENICE, mi dissi, questo sto realizzando!
2. Come si è sviluppato il tuo processo creativo?
Riflettendo sulla realizzazione dell’Anima di VENICE, ecco che il muro di trapasso diventa l’elemento di sostegno. La stessa Venezia è edificata, pertanto sorretta, su palificazione di legno. Due tavole di legno grezzo a supporto del tutto a forma di T rovescia, un simbolo significativo del sorgere dal basso…. Un leggero contorno in piatto di alluminio “fruttando” in parte, per avvicinarsi più fedelmente ad una sorta di reale anatomia, il profilo corporeo della mia attuale compagna di vita di lontane origini veneziane. Pensieri, intrecci, legami, storie, difese, sostegno…. Un esteso reticolo per rappresentare tutto questo e molto di più: una rete che trattiene solo ciò che serve a sostentamento; il legame cerebrale dei pensieri, delle sinapsi; il legame sociale, politico e commerciale tra uomini e popoli d’altre nazioni…… In un unico reticolo, Cuore e Ghiandola dell’intuizione Antropica connesse tra di loro: Amore, passione, intelletto e illuminazione…. E ancora, una acconciatura ordinata come in attesa di un’importante incontro… Uno sguardo vivo e determinato verso l’alto….
Tutto a dire: mi solleverò, sarò maestosa e stupenda…. I colori della Serenissima:
Oro, Blu, Rosso onnipresenti in questa Opera.
3. C’è un messaggio o una riflessione che desideri trasmettere attraverso quest’opera?
Anche questa opera, come tutte le altre, trasmette questa mia necessità di comunicare e raccontare il limite. Quella corda tesa sulla quale, come un’equilibrista, mezzo traballante resto sospeso. Da una parte della fune la realtà, o quello che penso sia tale, e dall’altra l’immaginario, l’evasione…. Il risultato scaturire nel generare
Opere come VENICE propense a “rivelare” l’interiore oppure, o nel contempo, “scoprire” l’immenso. Due elementi estremi e celati che la mia arte cerca di emulare e svelare. Su questo si fonde una identità, una sorta di legame con l’ignoto infinitamente piccolo e inesauribilmente immenso….
4. Nel tuo linguaggio artistico, in che modo convivono la parte interiore (anima) e quella materica (materia)?
Questa è una risposta difficile da dare, o meglio, ardua da manifestare ma ci provo.
Nel mio linguaggio artistico, nella fase realizzativa, chiamiamola intima, diventano indissolubili e di difficile distinzione. A Opera ultimata, Anima e Materia si uniscono pur mantenendone i peculiari ruoli. La materia si espone, attira il fruitore e si soddisfa con l’atteso complimento terzo. l’Anima chiede partecipazione e, volentieri,
si presta ad essere temporaneamente integrata dal visitatore. Quando si pensa sia la tangibile forma, Materia, trasmettere emozioni, è qui che, con impercettibile continuità, entra in gioco l’Anima…. Forma, colore, contesto e intenzione diventano vibrazione e sintonia pertanto Anima.
5. Hai una frase o citazione che rappresenta il tuo lavoro?
Più che frase o citazione, a rappresentare questa particolare Opera, espongo un piccolo testo che scrissi di getto a Opera realizzata:
Come la magnifica città lagunare, quest’opera è sorretta dal legno e inginocchiata nella laguna. Di Venezia ne porta i colori e il fascino. È spogliata di una pelle che ne traccerebbe l’inutile etnia. Non è né bianca né di colore ma di quanto dentro ogni essere umano contiene: rosso del sangue, blu dell’acqua, marrone terra e l’oro dell’anima di ciascuno di noi. È Donna perché Donna è fondamento, l’uomo ne è il degno frutto. Il celato cuore, di ogni umano uguale, è collegato alla ghiandola dell’intuizione antropica. Lo sguardo penetrante verso il cielo di chi risoluto è certo di innalzarsi. Mani nel ventre a proteggere il futuro del chi deve arrivare…. La
maschera per liberarsi dalle limitazioni e come impronta di rinascita mantenendo l’impersonalità partendo dal basso in una chiave minore.
VENICE si configura come un’opera di soglia, in cui materia e anima convivono in un equilibrio fragile e necessario. La forma non si chiude mai in una definizione, ma resta aperta, attraversabile, affidando alla trasparenza e al vuoto il compito di evocare l’invisibile.
Come la città a cui si ispira, l’opera è sorretta da ciò che non si vede e vive di una tensione continua tra stabilità e trasformazione. VENICE non chiede di essere spiegata, ma ascoltata: un luogo interiore in cui lo sguardo incontra il limite e, nel farlo, scopre una nuova possibilità di senso.
Maria Di Stasio
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