Artista : SILVIA CORDOANO
Titolo Opera : CAZZOTTI E DIAMANTI
Anno : 2023
Tecnica : STUCCO, PIETRE E PIGMENTI SU LEGNO
Dimensioni: 40x30 CM
www.silviacordoano.com
Ci sono opere che si guardano, e opere che si attraversano. Cazzotti e Diamanti di Cordoano Silvia appartiene alla seconda categoria: non si limita a occupare uno spazio, ma lo incide, lo graffia, lo rende fisicamente percorribile dallo sguardo. È una superficie che respinge e attrae allo stesso tempo, come certe verità che preferiremmo non toccare.
La materia, in questo lavoro, non è semplice strumento: è origine, impulso, pensiero primordiale. Lo stucco da carrozziere, con la sua consistenza compatta e quasi metallica, costruisce una geografia accidentata, un terreno aspro, segnato da movimenti vorticosi e da stratificazioni che sembrano sedimentazioni emotive. Nulla è levigato, nulla è accomodante. La superficie è tensione pura, gesto che non cerca armonia ma autenticità.
Su questo paesaggio irregolare emergono pietre spigolose, masse fucsia che interrompono il grigio argenteo come ferite ancora aperte. Il colore identitario dell’artista non è qui celebrazione, ma segnale. È una vibrazione violenta, quasi urticante, che lacera la neutralità della base e impone una presenza. Il fucsia non decora: denuncia.
L’inserimento dell’argento, con il suo richiamo simbolico alla lucentezza del diamante, introduce una dialettica potente. Da un lato la brillantezza, la facciata, l’apparenza levigata e rassicurante; dall’altro la durezza, il colpo, la violenza che si annida sotto la superficie. Il titolo, Cazzotti e Diamanti, sintetizza questa frattura semantica: è un ossimoro che diventa struttura visiva. La promessa e l’offesa convivono nello stesso spazio, come accade nelle dinamiche relazionali tossiche che l’opera evoca.
La riflessione sulla piaga dei femminicidi non si traduce in narrazione didascalica, ma si incarna nella fisicità dei materiali. La durezza dello stucco solidificato e delle pietre non è metafora astratta: è esperienza tattile negata allo spettatore ma percepibile nello sguardo. L’opera sembra dire che la violenza non è solo un fatto, ma una consistenza, un peso, una pressione che modifica la forma delle cose e delle persone.
Nel linguaggio di Cordoano Silvia, anima e materia non sono poli opposti, ma flussi interdipendenti. Le mani diventano il ponte invisibile tra interiorità e superficie. Il gesto inconsapevole imprime nella materia ciò che la parola non riesce a formulare. Solo a posteriori, osservando l’opera compiuta, si ricompone il senso, come accade nei processi di consapevolezza personale. La creazione diventa allora atto rivelatore, pratica quasi terapeutica, spazio di libertà.
In questo lavoro la materia non è addomesticata: è lasciata libera di reagire, di opporsi, di diventare resistenza. Ed è proprio in questa resistenza che si manifesta l’anima. Non un’anima eterea, ma concreta, radicata nel gesto, nel peso, nella frizione.
Vivere a colori e considerare la creatività come spazio di libertà significa, per l’artista, accettare anche le tonalità più scomode, quelle che bruciano. Cazzotti e Diamanti è un’opera che non consola: espone una frattura e la rende visibile.
E nella sua ruvidità ci ricorda che la materia, quando è attraversata dall’anima, non mente.
© 2026 Maria Di Stasio – Testo critico
Tutti i diritti riservati.
L'ARTISTA SI RACCONTA
1. Da dove nasce l’idea di questa opera?
L’idea di quest’opera nasce e si sviluppa con l’opera stessa: in questo caso, l’idea è la materia. L’input iniziale è
stato puramente creativo e sperimentale, guidato dal desiderio di accostare lo stucco da carrozziere e pietre
spigolosi. Per me l'essenza dell'arte è provare, sperimentare e osservare la reazione dei materiali. Tutto il resto
fluisce naturalmente perché le mani, in modo inconsapevole, proiettano all'esterno ciò che viviamo nel
momento della creazione. Considero le mani come il vero ponte tra l’anima e l’opera: agiscono al posto delle
parole, esprimendo concetti senza suono, ma rendendoli visibili allo sguardo.
2. Come si è sviluppato il tuo processo creativo?
Il mio è un processo che privilegia l'istinto rispetto alla progettazione rigida. Amo lasciarmi ispirare sul momento
dalla fisicità dei materiali. Per questo lavoro, sentivo l’esigenza di evocare un senso di durezza estrema. Ho
scelto le pietre per la loro rigidità naturale e lo stucco da carrozziere perché, una volta solidificato, acquista una
consistenza quasi metallica, simile alla roccia. Attraverso questi elementi ho impresso un movimento che
potesse risultare quasi "urticante" o fastidioso, riflettendo visivamente la tensione della materia. Ho inserito
elementi in argento per richiamare la lucentezza dei diamanti, contrapponendoli ai sassi colorati di fucsia — il
mio colore identitario — che qui evocano le ferite aperte.
3. C’è un messaggio o una riflessione che desideri trasmettere attraverso quest’opera?
L’opera nasce da una riflessione profonda sulla piaga dei femminicidi, fatti di cronaca che mi hanno colpita
duramente. Il titolo "Cazzotti e Diamanti" e la scelta dei materiali riflettono la dualità distorta di certe relazioni:
da un lato il "diamante", ovvero la facciata pubblica del "bravo ragazzo", dei gesti gentili e dell'apparenza
impeccabile; dall'altro la durezza dei "cazzotti", simbolo di una violenza fisica e psicologica sommersa. Volevo
sottolineare proprio questo contrasto tra il visibile rassicurante e l'invisibile violento, una realtà che spesso
emerge in modo tragico quando è ormai troppo tardi.
4. Nel tuo linguaggio artistico, in che modo convivono la parte interiore (anima) e quella esterna (materia)?
La materia è il mezzo che dà voce all'anima attraverso il gesto delle mani. Spesso, in modo incondizionato ed
inconsapevole, tiriamo fuori stati d'animo che non sapevamo nemmeno di avere; solo a opera conclusa,
osservandola, riusciamo a collegare i punti e a comprendere il nostro vissuto interiore. Vorrei che le persone, e
in particolare le nuove generazioni, si riappropriassero dell’arte e dell’uso delle mani come strumento di
consapevolezza. Creare aiuta a guardarsi dentro e a liberare ciò che non è stato detto in modi alternativi e
curativi, favorendo un profondo benessere fisico e mentale.
5. Hai una frase o citazione che rappresenta il tuo lavoro?
Mi riconosco molto in queste due riflessioni: "Vivere a colori" e "La creatività è il mio spazio di libertà".
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