Con Codice Alfa, Luca Berno entra simbolicamente nel luogo più intimo dell’essere umano: non il corpo nella sua forma visibile, ma ciò che lo precede, lo costruisce e, almeno in parte, lo determina. Il codice genetico e il sistema neuronale diventano materia plastica di un’opera che tenta di rendere visibile ciò che normalmente appartiene all’invisibile.
La scultura nasce infatti dall’incontro di due immagini immediatamente riconoscibili: la doppia elica del DNA e il neurone. Due strutture differenti, ma profondamente legate alla definizione dell’individuo. Da una parte l’informazione biologica, dall’altra la complessità della mente; da una parte ciò che ereditiamo, dall’altra ciò che apprendiamo, ricordiamo, immaginiamo e trasformiamo.
È proprio nello spazio compreso fra queste due dimensioni che Berno colloca l’arte.
La doppia elica attraversa verticalmente la composizione come una sorta di colonna genetica. Non viene però proposta come fredda rappresentazione scientifica: l’artista la sottrae alla neutralità del modello didattico e la inserisce all’interno di una struttura dinamica, attraversata da linee, connessioni, nodi e ramificazioni. Intorno a essa il neurone sembra espandersi nello spazio, creando una rete fragile e contemporaneamente vitale.
L’opera assume così l'aspetto di un organismo.
Nulla appare completamente immobile. Le grandi strutture curve sembrano avvolgere e proteggere il nucleo centrale, mentre le ramificazioni neuronali suggeriscono impulsi, trasmissioni, contatti. Lo spazio vuoto non è un elemento secondario: diventa parte della scultura stessa. È il luogo attraverso il quale le connessioni possono esistere.
Particolarmente significativa è la scelta delle monete da due centesimi, dipinte secondo la convenzione cromatica indicata dall'artista per Adenina, Citosina, Guanina e Timina e disposte in triplette. Un oggetto appartenente alla quotidianità e al sistema economico viene sottratto alla propria funzione originaria per trasformarsi nell'immagine di un'informazione biologica.
È un passaggio concettuale interessante: ciò che normalmente possiede un valore monetario minimo acquista nell'opera un valore simbolico enorme. Quei piccoli elementi non rappresentano più denaro, ma idealmente le lettere attraverso cui può essere scritto il codice della vita.
Berno costruisce così un cortocircuito tra valore economico e valore biologico. Quanto vale ciò che ci costituisce? È possibile attribuire un prezzo all'informazione che rende ogni individuo biologicamente irripetibile?
La risposta dell'opera sembra risiedere proprio nella trasformazione: il valore non appartiene più all'oggetto in sé, ma al significato che l'arte riesce ad attribuirgli.
Tra ciò che ereditiamo e ciò che diventiamo
Ma Codice Alfa non si limita alla genetica.
La presenza del neurone sposta inevitabilmente la riflessione dalla costruzione biologica dell'individuo alla formazione della sua identità. Se il DNA contiene un patrimonio di informazioni, la mente conserva esperienze, conoscenze, immagini, emozioni e ricordi.
L'essere umano appare allora come il risultato di una tensione continua tra codice e esperienza, tra ciò che è inscritto e ciò che viene acquisito.
Ed è qui che l'opera raggiunge uno dei suoi nuclei più interessanti.
L'arte stessa nasce all'interno di questa tensione. La capacità creativa appartiene certamente a un organismo biologico, ma nessuna opera può essere ridotta alla biologia del proprio autore. Creare significa utilizzare memoria, esperienza, intuizione, tecnica, errore, immaginazione. Significa trasformare ciò che siamo in qualcosa che prima non esisteva.
Il neurone modellato da Berno non rappresenta quindi soltanto la mente: può essere letto come metafora del processo creativo.
Le sue ramificazioni ricordano il modo in cui un pensiero genera un altro pensiero, un'immagine richiama un ricordo e un'esperienza apparentemente lontana può improvvisamente collegarsi a un'intuizione. La creatività non procede necessariamente secondo una linea retta. È rete, associazione, deviazione, contaminazione.
Anche formalmente Codice Alfa sembra comportarsi in questo modo. L'occhio non incontra un unico punto di osservazione definitivo, ma è costretto a muoversi tra pieni e vuoti, attraversare le strutture circolari, seguire l'elica, perdersi nelle ramificazioni e infine ritornare alla base.
Alfa: il principio
Il titolo completa questa lettura.
Alfa è la prima lettera dell'alfabeto greco. È origine, principio, possibilità di una sequenza. Ma nell'intenzione dell'artista è anche la A di Arte.
Il titolo Codice Alfa può allora essere interpretato come la ricerca di un ipotetico codice originario della creazione.
Se esiste un codice attraverso il quale la vita biologica viene trasmessa, esiste anche un codice della creatività?
Berno non offre una risposta scientifica – e non è questo il compito dell'opera – ma costruisce una domanda attraverso la materia.
Legno lamellare, alluminio, ferro, terracotta, rame, monete, pigmenti e vernici appartengono a nature profondamente differenti. Assemblandoli, l'artista realizza un corpo ibrido nel quale materiali tradizionali e industriali convivono con riferimenti alla biologia contemporanea. La materia non imita semplicemente la scienza: la interpreta.
Ed è forse questo il punto decisivo di Codice Alfa.
L'artista non rappresenta soltanto il DNA e il neurone. Li trasforma in un autoritratto universale dell'essere umano.
Siamo materia e informazione.
Siamo ereditarietà e trasformazione.
Siamo memoria e apprendimento.
Siamo connessioni.
Ma siamo anche capaci di compiere un gesto ulteriore: prendere tutto ciò che ci costituisce e trasformarlo in linguaggio.
È in quel passaggio che nasce l'arte.
E forse l'“Alfa” indicata da Luca Berno non coincide soltanto con l'inizio della vita o con l'inizio di un alfabeto. Coincide con quell'istante misterioso in cui la materia diventa pensiero e il pensiero, attraverso la mano dell'artista, torna nuovamente materia.
Codice Alfa, 30 luglio 2026
Luca Berno
Legno lamellare, alluminio, ferro, terracotta, rame, monete da 2 centesimi, colori e vernici acriliche
56 × 45 × 34 cm — 2 kg
Maria Di Stasio
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